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15.06.07
Serie D
Ciao Capitano: Peroni lascia l'Itala Sm
Itala San Marco, addio all’ultimo dei ragazzi di San Valeriano: capitan Alessandro Peroni ha concluso la sua infinita storia tinta di bianco e blù dopo quindici anni di prima squadra e una lunga gavetta nelle giovanili. Era l’ultimo superstite della ormai leggendaria formazione che nel ’98, agli ordini di mister Agostino Moretto, conquistò l’attuale serie D in un drammatico spareggio a Fagagna con la Sacilese. Una squadra composta da altri grandi uomini saliti in Paradiso come Luxich, Bergomas, Franti, Zanier, Piani e Beltrame. Peroni era l’ultimo custode dello spirito che permeava quell’Itala uscita dai polverosi campi dei dilettanti regionali. La notizia era nell’aria da qualche tempo, ma adesso è arrivata anche l’ufficialità. Le strade del “Governatore” (soprannome-tributo al suo modello assoluto, l’inglese Paul Ince) e di quello che è stato il suo club di tutta una vita si dividono. Per sempre, almeno per quanto riguarda il calcio giocato. Strade che si separano consensualmente, senza rancori: come nelle storie d’amore più lunghe ed intense, quelle che si concludono con grande maturità da ambo le parti. E con la consapevolezza che ne hai vissute troppe, assieme, per far venire meno l’affetto. Alla base della separazione c’è la svolta, a suo modo epocale, cui la società intende dare vita a partire dalla prossima stagione: non più allenamenti serali, ma pomeridiani, condizione ritenuta necessaria (e lo dimostrano i fatti) per compiere quel piccolo salto di qualità che ancora mancava in casa biancoblù per poter ambire in tutto e per tutto alla C2. Una rivoluzione copernicana – essere dilettanti, ma allenarsi da professionisti – di cui Peroni non potrà far parte per ragioni lavorative. Proprio lui, che più di ogni altro ha sudato per portare la sua Itala lassù. Quasi un paradosso, ma nella vita il calcio non sempre può occupare il primo posto. La società ha fatto di tutto per venire incontro al proprio capitano, ma con grande responsabilità è stato proprio lui a capire che era il momento di uscire di scena. L’ultimo atto d’amore. “La dirigenza ha un suo programma e non è giusto che venisse messo in discussione per le esigenze di un singolo – spiega sereno il “Pero” – non volevo privilegi per rispetto dei miei compagni, del tecnico e della società. Per l’Itala San Marco è questo il momento di tentare di crescere ulteriormente di livello. Lascio nel momento migliore, senza rimpianti. Anche se a dire il vero uno ce n’è: quel maledetto infortunio che mi ha tolto di mezzo proprio nelle sfide nazionali con Aversa e Siracusa. Era il sogno di una vita. Ma ho ricordi talmente belli – conclude il centrocampista – che l’orgoglio è superiore alla nostalgia. L’Itala non è stata un’avventura, è stata la mia vita”. Così Bonanno: “Perdiamo un grande giocatore e un grande uomo, come dimostrano i quindici anni di dedizione a questi colori e la sua disponibilità nel comprendere le decisioni del club. Di questo lo ringrazio, sarà dura fare a meno della sua esperienza e della sua proverbiale grinta. Sandro rimarrà sempre uno di noi, riconosceremo in maniera ufficiale la grandezza del nostro capitano”. In tutti questi anni Peroni per l’Itala San Marco non è stato infatti solamente l’uomo con la fascia al braccio, un leader per anzianità di servizio. E’ stato un simbolo. Il ragazzo uscito dal vivaio, dal campo di San Valeriano appunto, che approda in prima squadra a 16 anni grazie all’allora tecnico Mimmo Ballarini. Un predestinato, Peroni, che quella maglia l’ha vestita ininterrottamente per quindici stagioni consecutive, vivendo ogni tappa della scalata gradiscana al calcio che conta: la promozione dall’Eccellenza, le prime salvezze – mai in discussione per la verità - in Interregionale, l’ebbrezza dell’alta classifica, le due promozioni sfumate di un niente dietro a Portosummaga e Bassano, l’esaltante cavalcata play-off di quest’anno con la piccola Itala San Marco a sfidare due città affamate di professionismo come Aversa e Siracusa. Se nel calcio ha ancora senso il termine “bandiera”, Peroni sicuramente lo ha incarnato. Ora inizierà una nuova avventura a Pordenone, dove in panchina lo attende l’ex compagno e grande amico Massimo Pavanel. Ma si può stare certi di una cosa: Peroni, che vive con la moglie Francesca proprio a due passi da quel campo di San Valeriano in cui ha tirato i primi calci, non dimenticherà mai da dove è venuto. Luigi Murciano per "Il Piccolo"